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FERRARA NEL CINEMA

Itinerario consigliato a Ferrara

Il legame tra Ferrara e il grande schermo è profondo e affascinante. Ferrara e il cinema, infatti, vantano una storia ormai secolare, cento anni in cui alcuni tra i più grandi registi e attori del panorama italiano hanno potuto calcare le nostre strade e renderle immortali sulle loro pellicole. Con oltre 280 titoli tra lungometraggi, cortometraggi, documentari e sceneggiati il territorio ferrarese può essere infatti considerato uno tra i più prolifici set cinematografici in Italia.

Tanti sono i film memorabili che hanno come scenografia la nostra città:

Il giardino dei Finzi Contini (Vittorio De Sica, 1970)

Al di là delle nuvole (Michelangelo Antonioni, 1995)

Il mestiere delle armi (Ermanno Olmi, 2001)

Ossessione (Visconti, 1943)

La lunga notte del 43 (Florestano Vancini, 1960)

Gli occhiali d'oro (Giuliano Montalto, 1987)

Questo filmato ne ripercorre brevemente i luoghi che hanno ospitato nel corso dei decenni film e opere. I ferraresi hanno visto transitare anche Luca Barbareschi e Natascha Stefanenko nella recente serie televisiva “Nebbie e delitti”. Spostandoci in zona ghetto, ritroviamo l’eco di alcune celebri scene anche del film “La vita come viene” di Stefano Incerti e di “Amore amaro” di Florestano Vancini.
Per avere una simpatica panoramica dei luoghi legati alle pellicole cinematografiche girate a Ferrara copiare e incollare questo link sul vostro browser internet
Movie tour


 

La lunga notte del ’43 (1960)

La lunga notte del ’43 è un film del 1960 diretto dal regista italiano Florestano Vancini.
In una Ferrara avvolta in un clima freddo e nebbioso, reso ancor più tetro dal dolore di una guerra ormai persa, nel novembre del 1943  il dottor Barilari, titolare dell’omonima farmacia (ora farmacia Navarra) presso la quale ha per anni lavorato, dalla finestra della sua abitazione scruta la monotona vita cittadina, facendosi beffa di chiunque passi sotto il suo sguardo.
Sul corso principale di Ferrara, ora Martiri della Libertà, sotto gli occhi di Barilari, si consuma una tragedia: gli antifascisti vengono fucilati nella notte proprio davanti al muretto del Castello Estense sotto gli occhi di Barilari che assiste impotente.
 

Il giardino dei Finzi Contini

Il giardino dei Finzi Contini è un film del 1970 diretto da Vittorio De Sica, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani.
1938: i Finzi Contini sono una ricca famiglia ebrea dell’alta borghesia di Ferrara. Le leggi razziali provocano l’espulsione degli ebrei dal circolo del tennis della città: la famiglia decide quindi di permettere agli amici dei due figli Micòl e Alberto Finzi Contini di frequentare il magnifico parco della propria villa dove c’è un campo da tennis. Fra costoro ci sono Giorgio, anch’egli ebreo e figlio di un commerciante, che disapprova le amicizie altolocate del figlio, e il comunista milanese Giampiero Malnate. Giorgio fin dalla prima adolescenza è innamorato di Micòl, che prova però per lui solo un sentimento fraterno.
Nel frattempo la guerra è prossima e la situazione per gli ebrei si fa sempre più pesante
Gli eventi precipitano: Malnate cade in Russia, Alberto Finzi Contini, del quale si fa velatamente intuire l’omosessualità, muore in poco tempo a causa di una malattia, Giorgio è costretto a nascondersi per non finire prigioniero dei nazifascisti, mentre tutta la famiglia Finzi Contini è prelevata in casa dai repubblichini e condotta in una scuola dove viene separata, forse per sempre; Micòl si ritrova con sua nonna nella stessa aula che aveva frequentato da bambina. Lì incontra il padre di Giorgio, che la informa della fuga di questi da Ferrara con gli altri suoi parenti. I due si abbracciano, guardando fiduciosi dalla finestra verso un futuro nebbioso come il panorama della città.
L’ingresso del giardino nel film è veramente a Ferrara, in Corso Ercole I d’Este, vicino a dove l’aveva immaginato Bassani. Gli altri esterni sono stati girati a Ferrara, da notare sono il castello Estense, viale Cavour con la celebre passeggiata in bicicletta e le mura cittadine, il Palazzo dei Diamanti, la Cattedrale di San Giorgio, la Sinagoga di via Mazzini per i riti sacri, la biblioteca Ariostea o Palazzo Paradiso dove viene comunicato a Giorgio che non potrà più frequentare la biblioteca perché ebreo, ecc.
Come abbiamo appena citato, l’autore del romanzo da cui è stato tratto il film è Giorgio Bassani e vi raccontiamo dove si può incontrarlo nella visita a Ferrara

–Corso Porta Mare (Parco Massari)
– Via Arianuova (Liceo classico Ludovico Ariosto: numerosi documenti che riguardano il giovane Bassani negli anni della sua formazione e alcuni, in fotocopia, accompagnati da fotografie dell’epoca)
– Via Ariosto, 67 (Casa Ariosto, Fondazione Giorgio Bassani)
– Via Borgo dei Leoni (Regio Liceo Ginnasio L. Ariosto)
– Via Cisterna del Follo, 1 (Casa d’infanzia)
– Via Gioco del Pallone, 15 (Casa Minerbi, Centro studi bassaniani)
– Via Mazzini, 95 (Sinagoghe)
– Via Piangipane (Carcere, ora MEIS)
– Via Saffi (Tennis Club Marfisa d’Este)
– Via Salinguerra
– Via delle Scienze (Palazzo Paradiso, Biblioteca Ariostea)
– Via Vignatagliata, 79 (Scuole ebraiche)
– Via Vigne (Cimitero ebraico, sepoltura di Giorgio Bassani)
 

Amore Amaro

Amore amaro è un film del 1974 diretto da Florestano Vancini.
Il film, ambientato nella Ferrara degli anni ’30, narra la storia di un amore impossibile tra un giovane studente e una trentacinquenne vedova e con figli. Infatti le differenze sociali e le inconciliabili tendenze politiche impediranno lo svilupparsi della relazione. Piazza Ariostea viene ritratta varie volte perché ospita la casa della protagonista.

Al di là delle nuvole

Al di là delle nuvole è un film del 1995 diretto da Michelangelo Antonioni con la collaborazione di Wim Wenders, interpretato da John Malkovich, Fanny Ardant, Kim Rossi Stuart, Jean Reno, Sophie Marceau, Irène Jacob, Marcello Mastroianni, Peter Weller e Inés Sastre.
Nelle nebbie di Ferrara (città natale di Antonioni) un ragazzo e una ragazza s’incontrano, si piacciono, vanno a letto ma non fanno l’amore né lo faranno, per lui la rinuncia a vivere la passione è un piacere che prolunga il desiderio senza appagarlo. Varie volte viene ritratta piazza Municipale, inconfondibile per il suo scalone monumentale, dove Ines Sastre e Kim Rossi Stuart si incontrano all’uscita del cinema (Sala Estense)

Cronaca di un amore

Cronaca di un amore è un film del 1950 diretto dal regista Michelangelo Antonioni. È stato il primo lungometraggio diretto dal regista ferrarese.
Paola Molon, ferrarese, è sposata con Enrico Fontana, un facoltoso uomo d’affari di Milano. L’uomo assume un investigatore privato per ottenere delle informazioni sul passato di sua moglie, e scopre che Paola, ancora a Ferrara, qualche mese prima di sposarlo aveva avuto una relazione con un certo Guido, allora ufficialmente fidanzato con un’amica di Paola. La relazione si era bruscamente interrotta quando la fidanzata di Guido era morta in uno strano incidente in ascensore.
A distanza di diversi anni, Paola e Guido si incontrano nuovamente a Milano, di nascosto da Enrico. Entrambi sono ancora spaventati per l’inchiesta sulla tragica morte della ragazza. La passione tra i due, sopita per molto tempo, riesplode però all’improvviso. I due progettano il loro futuro insieme, ma Guido non ha denaro e Paola è ormai abituata a vivere nel lusso che Enrico le ha assicurato per anni. I due decidono quindi di uccidere il marito di Paola per poi fuggire insieme.

È stato morto un ragazzo

È stato morto un ragazzo è un documentario a sfondo biografico e sociale uscito nel 2010, scritto, diretto, scenografato e montato da Filippo Vendemmiati. Racconta la vicenda del caso Aldrovandi, studente di Ferrara ucciso nella notte del 25 settembre 2005 da quattro agenti di Polizia.
Il film è stato presentato l’8 settembre 2010 alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
I fatti narrati partono all’alba del 25 settembre 2005, quando Federico si trova vicino all’ippodromo di Ferrara, luogo in cui avviene l’incontro con una pattuglia di polizia. Passate alcune ore da quell’episodio, la sua famiglia apprende della sua scomparsa. La parte successiva del film tenta di ricostruire la verità di ciò che accadde veramente quella mattina, ripercorrendo le ricostruzioni fatte dalla polizia e le testimonianze di amici e conoscenti.
La creazione è stata possibile grazie al lavoro del regista, che ha raccolto numerosi documenti originali, spezzoni di inchiesta, filmati d’archivio e inserti narrativi da tutte le fonti disponibili, forte anche del suo lavoro di giornalista presso la sede RAI di Bologna.

Gli occhiali d’oro

Gli occhiali d’oro è un film del 1987 diretto da Giuliano Montaldo.
Tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani, è stato il risultato di una coproduzione italiana, francese e jugoslava. Ferrara, 1938. La politica del regime fascista fa addensare nubi minacciose sulla locale comunità ebraica, che viene gradualmente respinta in un ghetto morale di umiliazioni e prepotenze. Davide Lattes, un universitario sensibile e colto, sembra presentire a differenza della sua stessa famiglia (che è di origine ebraica) ciò che si sta preparando per l’Italia. Il ragazzo vive una storia d’amore con Nora, ebrea come lui, che però si conclude con l’abbandono da parte di lei, decisa a farsi battezzare e a convolare a nozze con un gerarca fascista, pur di sfuggire a un destino ormai più che probabile.
Davide è testimone della vicenda del dottor Fadigati (interpretato da Philippe Noiret), uno stimato medico che da omosessuale si invaghisce di Eraldo, un giovane biondo, compagno di università di Davide. A poco a poco anche il medico si ritrova isolato nella sua stessa città, dopo essere stato non solo abbandonato da Eraldo, ma da quest’ultimo anche derubato e preso a pugni. Nello scandalo che ne consegue, resta al medico, con la consapevolezza della sopravvenuta solitudine, solo la comprensione e la pietà di Davide, fino al suicidio nel Po presso Pontelagoscuro.
Si riconosce chiaramente il muretto del fossato del Castello con lo storico Bar Giori, ancora oggi in attività, senza dimenticare il cimitero ebraico ancora oggi visitabile

Ossessione (1943)

Ossessione è un film del 1943 diretto da Luchino Visconti, liberamente ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte di James M. Cain.
È considerato, insieme a I bambini ci guardano e 4 passi fra le nuvole, il film che segna la nascita del filone neorealista del cinema italiano per l’ambientazione e per la forza espressiva e la carnalità delle scene passionali tra Girotti e la Calamai, che rompono con la tradizione del cinema italiano durante il fascismo. Il vagabondo Gino Costa si ferma presso un ristoro per viaggiatori nella bassa padana, divenendo l’amante di Giovanna, moglie dell’ignaro Giuseppe, proprietario dello spaccio. Gino non sopporta questa situazione e propone alla donna di fuggire con lui. Giovanna rifiuta e lui parte per Ancona. Durante il viaggio per Ancona fa amicizia con un girovago detto lo spagnolo. Gino non si imbarca più, ma trova lavoro con il suo nuovo amico alla Fiera di maggio; una nuova vita sembra iniziata. Durante i giorni di fiera, Gino incontra però ancora Giovanna e il marito, che era giunto ad Ancona per partecipare a un concorso canoro. I due ex amanti immediatamente ristabiliscono il loro legame e, anzi, decidono di uccidere Giuseppe attraverso la simulazione di un incidente stradale. Mettono in atto presto il loro piano, ma l’incidente insospettisce la polizia. Dopo il delitto la storia tra i due amanti diventa tesa: Giovanna riscuote l’assicurazione sulla vita del marito e riapre insieme a Gino la trattoria del marito. Gino, schiacciato dal rimorso e dalla delusione di una vita che sente rubata, la lascia e parte per Ferrara dove fa amicizia con Anita, una prostituta dolce e comprensiva. Rivede quindi nuovamente Giovanna, che gli dice di essere incinta; i due amanti cercano allora di fuggire, ma la macchina finisce fuori strada, Giovanna muore e Gino viene arrestato dalla polizia.
Visconti trasferisce sul Po, a Ferrara e ad Ancona i paesaggi e gli eroi del realismo poetico francese senza comunque oscurare l’originalità del film. Esso si distacca sia dai film irreali del cinema dei telefoni bianchi e sia dalla retorica dei film storici: la descrizione dei personaggi e dei loro rapporti è qualcosa di inedito rispetto ai lussuosi paesaggi e agli eroi sorridenti dei telefoni bianchi.

  • Codigoro (Ferrara)
  • Ancona: cavalcavia della stazione ferroviaria, molo Santa Maria, via Cialdini, piazzale Duomo (durante la fiera di San Ciriaco), scalone Nappi
  • Ferrara: Piazza della Repubblica, via Saraceno (con l’ex bar Ferrara)
  • Comacchio

Il mestiere delle armi

Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi
Il ponte levatoio del Castello Estense ci ricorda il famoso attore bulgaro Jivkov nei panni di Giovanni dalle bande nere che ha appena incontrato il duca Alfonso d’Este per chiedergli più armi per combattere i Lanzichenecchi di Carlo V.

 

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